Il Trattato
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02/12/2021

Sulla morte di Ennio Morricone

Il grande Ennio non è più tra noi.

Dovremo, da adesso in poi, sobbarcarci anche di questa responsabilità: porre le condizioni adatte per far sì che la natura riesca a ricreare una potenza simile, qualcuno con le sue doti.

Ovviamente, è impossibile sperare che sia esattamente a sua immagine e somiglianza, sarebbe un’utopia: un mondo aspirabile ma impossibile perché si realizzi concretamente), ma che riesca a creare la bellezza dalle note in concerto di tanti strumenti in accordo con il valore aggiunto dell’emozione, del voler essere lì al posto del musicista ed essere noi, catturati dalla foga del momento, a creare quelle note. Per invidia, per rabbia, per amore o chissà che altro.

Io che amo il pianoforte nonostante non sappia suonarlo in modo sufficiente a comprovarne la bellezza, non posso fare altro che ammirare estasiata e invidiare al contempo la scena della registrazione della musica di T.D. Lemon 900 (il protagonista del film “La leggenda del pianista sull’oceano“, ndr) sulla nave: come in Inception, la percepisco come un’assopimento, un’estasi del pianoforte all’interno del concetto di pianoforte stesso.

In foto, un’immagine tratta dal film “La leggenda del pianista sull’oceano

Concetto difficile da spiegare; immagino l’espressione perplessa di chi stia leggendo queste righe e dica “Che diavolo vorrà mai dire?!”, quindi ci proverò solo largamente, sperando che i limiti della mia scrittura mi permettano di far comprendere, a chi vorrà leggere, lo sviluppo dei miei pensieri mentre, con la mente, rievoco tali ricordi.

Non è una semplice registrazione; è la descrizione della traiettoria che compie l’anima quando, estasiata, si ritrova a vagare, sorpresa e a tratti smarrita, nell’ammirazione di ciò che ai suoi occhi è fin troppo perfetto perché esista veramente.

L’anima di Novecento si perde nel pianoforte mentre rimira la figura della giovane donna che appare e scompare da un oblò all’altro della nave, seguendola a ritmo di alti e bassi, veloci e lenti; e lo stesso fa la mia, che al passo delle note premute dalle sue dita quasi magiche, si immagina danzare sui tasti neri e bianchi quasi calcando le stesse note al ritmo di ballo mentre mi innamoro a cadenza di musica.

Ho provato a spiegare cosa sia per me questa scena in particolare, ma sono tantissimi i film a cui Morricone ha contribuito che sono entrati a far parte della mia filosofia di vita, complice anche quella distesa d’avorio che sembra lo scacco matto ai razzisti e alle teste che per eufemismo chiamerò “dure”: il bianco accanto al nero in collaborazione al fine di creare un ensemble di armonia e pace, e penso, forse stupidamente, che anche senza di lui, in fondo ci sia ancora speranza qui intorno, perchè se è stato in grado di lasciare qualcosa di buono anche nelle anime più oscure, vuol dire che qualcosa di buono ne verrà comuque fuori.

Quando un grande va via, quando il concerto finisce e sai che il tendone non si riaprirà più, avverti la difficoltà a staccarti dal luogo che è stato capace di farti vivere, anche se per poco, una bugia fantastica ma reale al tempo stesso, e allora ti arrendi, sai che è il momento di andar via e rendere l’ultimo saluto, e fai in modo che quello sia il migliore che tu abbia mai donato.

In foto, Ennio Morricone (1928 – 2020) in concerto.

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