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16/10/2021

Sull’imprevedibile

La vita può essere imprevedibile o – se utilizziamo l’equivalente inglese “unpredictable” – “non predicibile”. Di solito facciamo piani, su cosa fare adesso e in futuro, e poi, tutto ad un tratto, l’imprevisto accade; e ci ritroviamo a far fronte ad una situazione nuova, inaspettata. Come affrontarla? Studiando, imparando giorno dopo giorno, facendo esperienza, vivendo.

Sembra che tutto nella vita contenga un elemento di imprevedibilità e non predicibilità. Più esperiamo, più troviamo qualcosa che non sapevamo. E più conosciamo, più siamo capaci di prevedere e predire. Ma come si può prevedere qualcosa che di cui non si ha conoscenza?

Magari è proprio questo elemento sconosciuto a creare quel mistero in ogni cosa. Alcuni filosofi credevano che la lingua è la condizione del pensare: secondo loro, possiamo pensare solo ciò che possiamo esprimere linguisticamente. E allo stesso modo, per estensione, possiamo vedere e riconoscere visivamente solo ciò che abbiamo già visto e, in qualche modo, categorizzato – gli elementi della percezione, infatti, vengono mentalmente definiti e classificati in tutti gli animali e queste immagini diventano una sorta di linguaggio.

Diamo uno sguardo all’etimologia della parola “imprevedibilità”: “in” significa “non”; “pre” significa “prima”; “ved” significa “vedere”; “abil” significa “che può essere”; “Ità” indica “l’idea”, il concetto, di quella specifica situazione.

Mettendo tutto insieme, “imprevedibilità” esprime l’impossibilità di “vedere” – e per gli inglesi di “dire” – qualcosa prima che accada.

L’unico modo per superare questa mancanza di conoscenza è continuare a esperire e imparare. Questo è il destino delle forme di vita sulla terra. Come descritto da Aristotele, in quanto piante riceviamo costantemente nutrienti, acqua e sole, e così facendo cresciamo; in quanto animali ci muoviamo, proviamo sensazioni, lottiamo per la sopravvivenza e ci riproduciamo; e in quanto animali politici ci serviamo del linguaggio, le relazioni, lo status sociale, la capacità di dirigere, le classi e così via.

Esperire continuamente il nostro interno e il nostro esterno ci insegna le lezioni più preziose.

La capacità di affrontare l’imprevedibile determina in natura la sopravvivenza degli individui e delle specie. E molti darwinisti credono che non siano necessariamente gli individui e le specie più forti a sopravvivere, ma quelli che si adattano meglio alle contingenze impreviste.

Se siamo in grado di utilizzare la tecnologia e le conoscenze più avanzate disponibili, possiamo risparmiare tempo e utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione. Ma c’è sempre quell’elemento di imprevedibilità, che ci rende umani. Ed è da qui che viene fuori il genio.

Genio è chiunque sia in grado di attingere a questa verità e respirarla pienamente, chi riesce a rimanere curioso, concentrato e determinato in tutto ciò che ama e crede. Chi ha il talento, il coraggio, la fortuna e la forza di porre tutta la sua energia in quell’Idea.

E di solito chi ha avuto questo talento, insieme a continui rapporti con le persone al vertice del sistema – costruiti nell’esercizio di quella attività nel tempo, o grazie alla famiglia, o alla propria rete di conoscenze o una combinazione di questi – resta noto ai contemporanei e ai posteri.

On the Unpredictable

Life can be unpredictable. We usually make plans, what to do now and in the future, and then, all in a sudden, the unpredictable happens; and we have to deal with the new situation. How should we deal with the unpredictable? By studying, by learning day by day, by experiencing, by living.

It seems that everything in life contains an element of unpredictability. The more we study, the more we find something that we didn’t know, which becomes then somehow predictable. How can you predict something you don’t know?

This unknown element that creates that mystery in everything may be that unpredictable. Some philosophers believed that the language is the condition to think: we can’t think what we can’t say.

Let’s have a look at the etymology of the word “unpredictability”: “un” means “non”; “pre” means “before”; “dictus” means “said”; “able” means “that can be”; “ity” indicates the “idea”, the concept, of that specific situation.

Putting it all together, “unpredictability” is the concept of not be able to say something before it happens. The fact that something can’t be predicted.

And the only way we can go through that lack of knowledge is to continue to experience and learn. This Is our destiny. As described by Aristoteles, as plants we constantly get nutrients, water, sun and grow; as animal we move and we feel, we fight, we reproduce; as political animal, the human being introduces the language, the relationships, the social status, the leadership, the classes, and so on.

Continuously experiencing our inside and our outside teaches us the most valuable lessons.

The capacity to deal with the unpredictable determines in nature the survival of individuals and species. And many Darwinists believe it’s not necessarily the strongest individuals and species that ends up surviving, but the ones that will adapt better to the unpredicted contingencies.

If we are able to use the most advanced technology available and knowledge, we can then save time and make the best possible usage of the resources we have available. But there will always be that element of unpredictability. And that’s what makes it human. And that is where the genius comes from.

Genius is anyone who is able to tap into that truth and breath it fully, who stays curious, focused and determined in everything she/he loves and believe in. Who has got the courage to put all his attention in that Idea. And usually who has had talent and possibly a good relationship with the people who have been at the top of the system, either thanks to the family or her/his own work – and possibly has also got longevity or her/his life finished too early – might have ended up in the whole of fame.

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