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16/10/2021

Non solo nel Panjshir: Con Hamidullah Asadi, portavoce del Fronte della Resistenza Hazara a Behsud

Nella serata del 5 settembre sugli account dei social di attivisti o giornalisti vicini al NFR (Fronte Nazionale di Resistenza nel Panjshir) si diffonde una notizia: il portavoce Fahim Dashti, che solo qualche ora prima aveva annunciato la sconfitta dei Talebani e la morte di almeno mille di loro nel fallito attacco al Panjshir, è stato ucciso. Probabilmente da un raid aereo condotto dall’aviazione pakistana. Pare sia stata bombardata anche la casa dell’ex vicepresidente Amrullah Saleh, anch’egli parte della Resistenza, e che Dashti stesse twittando mentre veniva ucciso. I Talebani lo avrebbero scovato con il fondamentale apporto dell’ISI, l’intelligence pakistana che da qualche giorno è a Kabul per sostenere i terroristi nella conquista del Panjshir. 

Il 6 settembre, improvvisamente, si apre una possibilità: grazie al coraggio di alcuni attivisti è possibile stabilire un contatto col portavoce del Fronte della Resistenza Hazara, Hamidullah Asadi. Il Fronte di Resistenza Hazara, anche se, colpevolmente, se ne parla poco o proprio non se ne parla, è un movimento di Resistenza popolare che, da ormai quasi dieci anni, garantisce protezione e sicurezza in quelle province dove non sono mai esistite basi dell’esercito e in cui i Talebani e i nomadi armati attaccavano con più ferocia i civili. Hamidullah accetta di essere intervistato, ma deve stare attento. Qualche ora prima il suo collega è stato ucciso vigliaccamente e anche lui rischia in qualsiasi momento. Amin Wahidi, attivista, giornalista e regista indipendete Hazara che da anni vive e lavora in Italia, ci fa da interprete e ci permette di interloquire. 

Parliamo della Resistenza Hazara, delle politiche etnocentriche dei governi pashtun che si sono alternati e che hanno consegnato il paese nelle mani dei Talebani, del ruolo dei movimenti popolari di Resistenza e della figura del loro leader, il generale Alipoor. 

Alcuni militanti della resistenza Hazara

Quando si parla della Resistenza in Afghanistan purtroppo gli occhi del mondo sono puntati solamente sul Panjshir, ma il Fronte di Resistenza Hazara c’è e combatte. Credi che questo “silenzio” sulla Resistenza Hazara dipenda dalla storica disinformazione che c’è sul popolo Hazara o che gli incidenti di Behsud a inizio anno abbiano contribuito?

Il Fronte di Resistenza Hazara, che per il momento ha la sua sede centrale a Behsud, non ha nessun sostenitore esterno. Non c’è nessuna tv o nessun giornale che pubblica i nostri comunicati, che dà voce alle nostre istanze. Sono gli attivisti Hazara sui social network a condividere le notizie, ma qualche volta, sfortunatamente, le informazioni sono sbagliate. Noi Hazara non abbiamo amici all’estero, purtroppo. Non c’è mai stato un ambasciatore afghano in un paese estero che sia stato hazara. Non c’è mai stato un diplomatico, un funzionario del ministero degli esteri che sia stato Hazara. È perché siamo continuamente e sistematicamente soffocati e censurati dal governo. Da sempre provano a nascondere la verità, a negare quello che succede agli Hazara in Afghanistan, a nascondere il nostro dolore. Come hanno fatto quando ci hanno colpiti con l’attentato a Dehmazang [il 23 luglio del 2016, due bombe suicide esplodo a piazza Dehmazang, Kabul, provocando centinaia di morti e feriti durante la manifestazione del “Movimento Illuminista” Hazara]. Ci hanno colpito, e come al solito non c’è stata alcuna giustizia. 

In che modo le politiche etnocentriche di Ghani hanno facilitato il ritorno dei Talebani e indebolito i corpi di Resistenza popolare? Vi sentite “traditi” da politici Hazara come Khalili, Mohaqeq, o Danesh che hanno fatto parte di un governo che ha ceduto il paese in mano ai Talebani?

Ghani e tutto il suo team, compresi Moheb e Fazli [rispettivamente ex capo della sicurezza afghana ed ex capo dell’ufficio della Presidenza], hanno avuto un ruolo centrale nel nostro indebolimento, hanno cercato in tutti i modi di distruggerci. Avevano messo a disposizione una grande quantità di fondi e avevano organizzato una fitta rete di spie in un’operazione di sabotaggio contro la Resistenza a Behsud. Stavano lavorando con i sistemi dell’intelligence, hanno sprecato tanta energia e tanti soldi contro di noi, per distruggerci. Non ho mai visto il governo afghano agire così seriamente contro i terroristi talebani così come hanno fatto contro di noi. Perché, alla fine, Ghani e i Talebani appartengono alla stessa etnia. Noi diciamo da tempo che Ghani stava lavorando per garantire l’egemonia etnica dei pashtun. Era visibile a tutti che c’era una grande distanza fra quello che diceva e quello che poi realmente faceva nell’attività di governo. Ha distrutto il lavoro di vent’anni in poco tempo, in qualche settimana ha vanificato il sacrificio di tutte le vittime, di tutti i soldati afghani che sono morti in questi anni combattendo i terroristi. Non ha mai pensato nemmeno a tutti i civili innocenti che da anni erano vittime di attentati da parte dei terroristi. I politici Hazara non credo abbiano volutamente tradito il loro popolo. Credo sia un problema di mancanza di esperienza, di debolezza, di valutazioni totalmente errate. Hanno sempre perso. Però sì, da Mohaqeq ci sentiamo traditi in maniera imperdonabile. 

Parliamo di Behsud. Fra gennaio e marzo ci sono stati diversi incidenti, Ashraf Ghani (presidente dell’Afghanistan fino alla conquista del potere da parte dei Talebani in data 15 Agosto 2021, ndr) ha utilizzato il pretesto di un elicottero dell’esercito abbattuto per mandare oltre mille soldati a cercare di arrestare il comandante Alipoor. In che modo vi ha danneggiato? Com’è proseguita l’attività di Resistenza dopo gli incidenti di quei mesi?

Qualche mese prima dell’attacco su Behsud eravamo venuti in possessi di documenti riservati che mostravano le palesi intenzioni del governo di Ghani di attaccarci a Behsud. Ci siamo allarmati, li abbiamo fatti vedere a politici Hazara come Mohaqeq, Khalili, Aziz Royesh e ad altri deputati Hazara in parlamento. Non hanno fatto niente, o forse non sono riusciti a fare niente. Non sono riusciti a prevenire l’attacco contro di noi. Ghani ed il suo team di corrotti sapevano che la Resistenza Hazara stava crescendo, che la sua grandezza sarebbe presto diventata un ostacolo. Una Resistenza forte non gli avrebbe permesso di consegnare il paese nelle mani dei Talebani. Perciò ha fatto tutto quello che era in suo potere per eliminare la Resistenza Hazara. Ma noi siamo qui, non ci hanno eliminato. Ci hanno indebolito, costretto a nasconderci. Quando stavamo per rialzarci di nuovo era troppo tardi, non avevamo armi e il paese era già nelle mani dei Talebani. È un momento molto difficile, stiamo affrontando tante difficoltà.

Durante gli incidenti di Behsud ho letto diversi interventi di membri dell’esercito Pashtun che erano contenti della forza con cui il governo interveniva. Questi generali, però, non hanno mosso un dito quando Ghani, invece, ordinava all’esercito di arrendersi all’arrivo dei Talebani. Qual è stato il momento in cui avete capito che il governo centrale di Kabul stava vendendo il paese ai Talebani e qual è stata la reazione?

A Behsud quei vigliacchi hanno utilizzato equipaggiamenti militari e armi contro un popolo civile, pacifico e disarmato. C’erano generali di etnia pashtun che non erano molto d’accordo con l’attacco. Sembravano non voler partecipare all’operazione, ma il circolo di fascisti pashtun alla fine in qualche modo li ha convinti. Noi, come forza di Resistenza Hazara, eravamo al corrente di quello che stava per succedere già da un anno. Lo urlavamo ogni volta, ma nessuno ci ha dato retta. Ci sono stati addirittura alcuni che ci hanno paragonato ai Talebani o ci hanno detto che stavamo insieme a loro. Abbiamo dovuto combattere sempre su più fronti, da soli, senza aiuti, con tutta la propaganda contro. Abbiamo saputo con certezza che durante le riunioni dell’Intelligence afghana si parlava di come distruggerci, di come condurci sotto il controllo del governo, oppure di come farci sconfiggere dai Talebani, perché da indipendenti facevamo troppa paura. 


Una delle accuse che gli Hazara subiscono più spesso è quella di essere “spie dell’Iran”. Come smentite questa falsa propaganda? Perché i pashtun puntano così tanto su questa narrazione “Hazara-Iran”? Solo per la confessione sciita o anche per altre ragioni politiche?

Chi fa propaganda contro di noi, chi cerca di screditarci, lo fa sfruttando fattori linguistici o religiosi, che ci accomunano con l’Iran. Ci hanno sempre accusato, ma non hanno mai avuto alcuna prova, alcun documento che certificasse il nostro essere spie dell’Iran. Diciamo la verità: sono i Talebani, ora, ad avere un legame importante con l’Iran! Lo vogliono nascondere, certamente, vogliono continuare a creare complotti contro di noi per screditarci. Ci sono documenti che mostrano che i Talebani abbiano forti interessi con l’Iran, foto che attestano questi legami. 

In foto, il generale Hazara Abdul Ghani Alipoor, conosciuto anche come Comandante Shamshir

Quando è nato il Fronte della Resistenza Hazara e in che modo è riuscita a colmare la mancanza di difesa da parte del governo, per esempio nel conflitto contro i Kuchi? Qual è stata inizialmente la sua attività per esempio nella Jalrez Road?

Il popolo Hazara ha formato il Fronte della Resistenza circa nove anni fa. Siamo nati per difenderci dagli attacchi feroci dei Kuchi, i nomadi armati pashtun, che sulla base di alcuni decreti di sovrani pashtun come Abdul Rahman Kan o Hashim Khan, lo zio di Zaher Shah, ogni anno venivano a distruggere e saccheggiare i terreni dell’Hazaristan. 

Qual è il ruolo delle donne nel Fronte della Resistenza? Gli Hazara hanno storicamente fatto combattere donne e uomini fianco a fianco anche ai tempi di Mazari, è così anche ora? 

La nostra Resistenza è ispirata a quella del nostro grande leader, Baba Mazari [Abdul Ali Mazari]. Le donne hanno sempre avuto e avranno ruoli importanti. Un gran numero di donne Hazara che vive all’estero è parte integrante della Resistenza, partecipano attivamente alle nostre campagne di diffusione e informazioni, raccolta fondi e aiuti. Le più specializzate ed esperte ci danno consulenze su come migliorare i servizi, gestire la comunicazione, organizzare il sociale. Le donne di Behsud sono fondamentali nel nostro comitato culturale. Alcune di loro hanno imparato ad usare le armi e da anni combattono esattamente come noi uomini, al nostro fianco, per difendere la loro terra, i loro ideali di libertà e giustizia, il loro orgoglio. Le foto delle nostre combattenti girano sui social network. Credo che conoscerete Salima Mazari, la donna che negli ultimi mesi aveva combattuto e terrorizzato il terorrismo internazionale. Hanno paura di donne come lei, la vogliono azzittire. 

A proposito di Abdul Ali Mazari, il generale Alipoor può essere definito come colui che ha raccolto la sua eredità? Se sì, oltre alle responsabilità militari, quali sono le principali rivendicazioni politiche del Fronte della Resistenza?

Il comandante Alipoor non si è mai dichiarato erede di Baba Mazari, ma la gente quando lo ha visto all’opera, quando ha visto come ha reagito alle ingiustizie, come ha resistito e ha alzato la voce per i diritti del suo popolo, lo ha considerato il vero erede di Baba Mazari. Perché la gente lo vede, vede i suoi fatti, non solo le parole. Lo vede in azione. Ma non è solo un comandante militare, è una persona colta, che continua a studiare, sempre, ogni giorno. Legge moltissimo anche su come i grandi leader della storia hanno combattuto e liberato i loro popoli. Analizza tutte le situazioni, sempre dopo aver studiato, e poi decide quello che è meglio per il suo popolo, non solo per lui. Noi non siamo solo guerra, non siamo anche attività culturale, abbiamo in mente tantissime politiche per lo sviluppo sociale ed economico della nostra gente. Siamo politicamente attivi, abbiamo avuto rappresentati che siedono nel parlamento, nei consigli comunali o provinciali. 

Parlando con altri attivisti Hazara, mi hanno raccontato che nel mese di luglio, quando i combattimenti infuriavano, le forze di Resistenza Popolari dovevano addirittura comprarsi le armi e non c’era sostegno dal governo. Come sono andati i combattimenti fra luglio e agosto? È vero che siete stati lasciati da soli?

Il Popolo Hazara era costretto a comprarsi le armi. E nonostante la povertà, l’indigenza, la gente si è tolta il cibo dalla tavola per comprare le armi, perché voleva difendersi dagli attacchi dei terroristi talebani. Noi non abbiamo mai preso in mano le armi per divertimento, ci siamo trovati costretti a farlo. Noi lo dobbiamo fare per Resistere, per rispondere a dei genocidi che minacciano di cancellare il nostro popolo per sempre. Il governo afghano non solo non ha fatto niente per noi, ma ci ha attaccati, da terra e dal cielo. Il fascismo afghano non ha sopportato che le nostre penne stessero scrivendo parole di libertà, uguaglianza, progresso. Non potevano vederci studiare, non sopportavano il nostro progresso, la nostra fame di cultura e partecipazione. Hanno utilizzato qualsiasi mezzo per fermarci. Anziché alzare il loro livello, hanno fatto di tutto per abbassare il nostro, per tirarci in basso, per farci stare giù. I terroristi, che hanno sempre avuto un legame col governo afghano, ci hanno attaccati nelle scuole, nelle università, nei reparti maternità degli ospedali, per le strade, nelle piscine, nelle moschee, nei negozi, nei ristoranti, sui pullman. Ovunque potevano spargere il sangue del popolo hazara hanno commesso omicidi, crimini contro l’umanità. Avevamo un grande sogno, di pace e di progresso, di umanità. Volevamo costruire una nazione nuova, camminare verso un paese di democrazia e uguaglianza che garantisse i diritti di tutti i cittadini. Ma purtroppo la comunità internazionale ci ha lasciati soli. Persino i nostri attivisti che in ogni momento rischiano la vita non sono stati evacuati. 
Quando i talebani stavano prendendo provincia dopo provincia abbiamo riunito il nostro popolo e abbiamo chiesto cosa volessero fare. Abbiamo cercato di evitare altro sangue, abbiamo incontrato dei delegati talebani. Io rappresentavo la Resistenza Hazara ed ero delegato a parlare con loro. Ci hanno imposto l’Emirato, ci hanno chiesto di consegnare le armi e di arrenderci. Io ho risposto che invece volevamo elezioni democratiche, partecipazione politica, diritti femminili e diritti garantiti per tutti i gruppi etnici. Mentre aspettavamo la loro risposta, ci hanno sparati, Alcuni dei nostri sono rimasti feriti, come alcuni di loro. Ancora non abbiamo orizzonti chiari per capire cosa succederà.

Come commentate la presunta caduta del Panjshir nelle mani dei Talebani? Come reagisce la Resistenza ora? Se ho imparato qualcosa sugli Hazara in tutto questo tempo, è che sono l’esempio di una Resistenza ostinata, di un popolo che trova sempre la forza di reagire e continuare a lottare. 

L’attacco dei Talebani nel Panjshir è un crimine di guerra in tutti i sensi. Anche secondo le norme del diritto internazionale. I Talebani potevano prevenire l’attacco, non ci hanno nemmeno provato. Non hanno dato la possibilità alla gente di scegliere cosa volevano. Loro hanno imposto la loro egemonia sul popolo del Panjshir. Questa guerra è sia la guerra dei grandi interessi internazionali, dei giochi di potere mondiali, sia quella tribale del nostro paese. Chiunque abbia un minimo di coscienza sta dalla nostra parte, sta contro i terroristi. E così, allo stesso modo, chiunque abbia anima e coraggio, combatterà per la libertà e per il suo diritto di vivere liberamente. L’energia che troviamo ogni volta per reagire forse viene dal passato. Dalle ingiustizie storiche che abbiamo sempre subito. Dall’oppressione. Ma noi crediamo che un giorno vinceremo. Persino la più piccola delle prede, quando vede avvicinarsi la più grande, combatte fino all’ultimo respiro, utilizzando qualsiasi arma. E così è per noi. Il nostro popolo non ha altra scelta, per sopravvivere c’è solo una cosa da fare: resistere!

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