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16/10/2021

La sofferenza psicologica dei bambini di Gaza

Le recenti guerre (2009 “Piombo fuso” – 2014 “Margine protettivo) e gli ultimi eventi politici (La Grande Marcia del Ritorno) hanno aggravato ulteriormente la condizione sociale della popolazione di Gaza, già provata dall’embargo totale imposto da Israele.  Gli alti livelli di disoccupazione, la malnutrizione, la mancanza di acqua potabile e la scarsità dei servizi (luce elettrica fino a un massimo di 4 ore al giorno) dipingono una quadro catastrofico, il cui racconto è sempre di più lasciato ai margini dell’attenzione dei media e dell’ opinione pubblica. 

Per tali ragioni si è reso sempre più necessario il supporto psicologico, principalmente nelle aree marginali di Gaza dove il livello di stress è più alto e dove è più difficile portare aiuto. 

In tale contesto ad alta criticità coloro i quali stanno pagando il prezzo più amaro sono i bambini. Alcuni di loro hanno perso i genitori, sono stati fortemente traumatizzati – sia fisicamente che psicologicamente – dagli scontri armati, e i disturbi comportamentali sono diventati sempre più comuni. Tra le forme di disagio che affliggono i bambini vi è il P.T.S.D. (Post Traumatic Stress Disorder), una particolare condizione di sofferenza psicologica scatenata dall’esposizione diretta a un evento traumatico, violento e improvviso che pone la persona in una condizione di grande vulnerabilità. Gli effetti sintomatologici di tale esperienza possono variare dalla risperimentazione dell’evento subito (attraverso flashback o sogni) all’evitamento (si rimane a casa per paura di ritrovarsi nuovamente in una situazione pericolosa), fino all’alterazione dei pensieri e delle emozioni (contenuti mentali angosciosi, ansia generalizzata, aggressività, ecc..).

Inoltre, negli ultimi anni sono aumentati i problemi familiari: precarietà economica, divorzi, abusi domestici, suicidi dei genitori (specialmente dei padri),  violenza domestica,  difficoltà coniugali, disoccupazione e povertà economica. 

Un altro problema urgente è la dipendenza da Tramadol degli adulti e di alcuni giovani. Il Tramadol è un antidolorifico comunemente usato per ridurre il dolore negli animali, ma che spesso è usato dalle persone come sostanza per ridurre il malessere psicologico. 

Da un punto di vista strettamente medico, sono tantissimi i bambini malati di cancro, talassemia,  patologie del sangue, fibrosi cistica, insufficienza renale. Inoltre, a seguito della violenta soppressione delle manifestazioni connesse alla “Grande Marcia del Ritorno” da parte delle forze militari israeliane, sono tantissimi i bambini amputati: colpiti alle gambe dai proiettili dei cecchini, perdono uno o entrambi gli arti inferiori.

Questi bambini potrebbero trovare cure adatte alle loro patologie all’esterno della Striscia, ma l’imposizione dell’embargo israeliano restringe il numero di movimenti al minimo. Non bastano nemmeno i certificati medici e la giovane età per ottenere un visto di uscita, e così tantissimi bambini muoiono per malattie facilmente curabili. L’attuale pandemia da Covid 19, inoltre, ha reso lo spostamento ancora più arduo.

Quali misure adottare, dunque, per far fronte a tale disastro umanitario? Il Ministero della Salute, il Gaza Mental Health Program e PCRF sono alcune tra le organizzazioni che ogni giorno operano a favore della salute psico-sociale e medica dei bambini. Lo fanno attraverso programmi di intervento in cui le famiglie sono coinvolte in protocolli di psicoterapia focalizzata sui traumi. Altresì, queste istituzioni organizzano campus estivi e attività di empowerment finalizzate all’inclusione sociale e alla ripresa di una vita serena. 

Questi bambini e le loro famiglie combattono ogni giorno per ottenere il diritto a condurre una vita dignitosa e libera dalla sofferenza. Gli aiuti del governo e delle organizzazioni di volontariato sono fondamentali, ma sembrano non bastare. 

Fino a quando dovrà durare tutto questo? La soluzione è ben lontana dall’essere trovata.

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