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20/08/2022

Fake News: pericolosa minaccia alla democrazia

Come spiegato nel precedente video-dialogo sul tema, le “fake news” (“notizie false”, ndr) sono legate strettamente alla diffusione dei social media e sono oggi considerate una delle maggiori minacce alla democrazia.

Per anni, il diritto all’informazione e alla comunicazione è stato mediato da istituzioni intermedie (giornalisti, agenzie di stampa, redazioni televisive), ma con la nascita dei social media si è sviluppata un tipo di comunicazione non mediata che oggi offre a tutti la possibilità di esprimere e (soprattutto) diffondere le proprie idee (i cosiddetti UGC, “user generated content”, “i contenuti generati dagli utenti”, ndr).

Si è passati dal diritto di parola al potere di parola. Pensiamo a quanto siano stati determinanti i social network durante la primavera araba .

Questa era un po’ la visione ispiratrice dei primi sviluppatori della Silicon Valley: il tramonto delle mediazioni, delle gerarchie, di un sapere gestito dalle élite, la e-democracy.Uno vale uno.

Le fake news si sono rivelate, però, un’insidia non da poco a questa speranzosa visione. Numerosi episodi possono essere citati a dimostrazione del fatto che le false notizie riescono ad influenzare pesantemente le opinioni della gente con conseguenze, a volte, estremamente concrete e reali.

Un esempio è la fake news, uscita nel 2013, sul ferimento Barack Obama causò la perdita $ 130 miliardi di valore azionario nel mercato americano. Un altro esempio è l’inchiesta di Carole Cadwalladr sullo scandalo di Cambridge Analityca, che ha dimostrato come, nel 2016, la campagna elettorale per la “Brexit” è stata pesantemente influenzata da notizie false o tendenziose. Molti elettori inglesi decisero il loro voto sulla base di tali informazioni.

Nel prossimo articolo spiegheremo le ragioni per le quali le fake news riescono ad ottenere la fiducia del pubblico.

In foto, la giornalista e autrice britannica Carole Cadwalladr durante il TED Talk del 2019, dove cui spiega come le fake news diffuse dalle pubblicità di Facebook hanno influenzato gli elettori britannici a votare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

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