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02/12/2021

Dall’indipendenza degli Hazara alla nuova repressione

Quando, il 27 dicembre del 1979, i soldati dell’Armata Rossa varcano i confini naturali del fiume Amu Darya e danno inizio all’occupazione, l’Afghanistan è già un paese lacerato e sull’orlo della guerra civile.

Mentre il governo filosovietico di Hafizullah Amin (1929 – 1979) è costretto a richiedere l’intervento di Mosca, il confine col Pakistan pullula già di campi di addestramento islamisti, dove i profughi afghani della guerra vengono trasformati in combattenti e i comandanti Mujaheddin, lautamente armati e finanziati da Pakistan, Arabia Saudita e USA, organizzano le loro milizie per la resistenza antisovietica.

È in questo contesto che, nella primavera del 1979, la rivolta scoppia anche nell’Hazaristan: nel giro di qualche mese la regione viene liberata con facilità e, per la prima volta dal 1880, gli Hazara sono liberi.

Nel settembre dello stesso anno una grande assemblea che contiene i leader della ribellione proclama la formazione della “Shura-ie Inqilaab-i Ittifaq Islami Afghanistan”, nota semplicemente come Shura, e dà inizio ad un periodo di quasi vent’anni in cui gli Hazara vivono in autonomia all’interno dell’Afghanistan.

La Shura si configura come un’esperienza radicalmente nuova per gli Hazara: per la prima volta dall’epoca di Abdur Rahman (1844 – 1901) hanno la possibilità di poter governare il loro territorio secondo i propri modelli, liberi dalla paura della discriminazione o della prevaricazione.

I leader religiosi e la nuova élite hazara, composta perlopiù da intellettuali e studenti che costituivano il cuore pulsante dell’intellighenzia del gruppo etnico, reagiscono alla secolare ingiustizia perpetrata nei loro confronti e si liberano del peso ingombrante dell’autorità statale afghana, che quell’ingiustizia aveva sempre favorito e istituzionalizzato.

Viene a crearsi l’opportunità di scegliere autonomamente nuovi modelli ideologici e politici sul quale costruire una nuova era di prosperità ed eguaglianza. Il primo obiettivo è quello di rendere sicuri i confini in un contesto, ed è bene ricordarlo, di totale guerra civile, ove milizie di Mujahideen combattono con l’esercito regolare filosovietico e i bombardamenti dell’aviazione dell’URSS fanno da spettrale contorno.

Ai cittadini viene chiesto l’impegno del servizio militare ed imposto un nuovo regime di tassazione, non discriminatorio, utile a creare nuovi organismi decisionali e a favorire istruzione e servizi sanitari. Il progetto è quello di riunire tutti gli sciiti afghani e continuare ad operare finché non fosse stata possibile l’istituzione di una Repubblica Islamica Afghana, che garantisse il rispetto dell’eguaglianza e della giustizia sociale fra tutti i musulmani.

Le figure religiose rifuggono le idee di etnonazionalismo hazara che circolano soprattutto fra gli studenti, poiché considerate un ostacolo nell’ottica di un paese islamizzato. L’istituzione della Shura certifica una volta per tutte la nascita di una nuova élite hazara, molto diversa da quella dei signori della terra che avevano una forte influenza nell’Hazaristan prima del 1880.

Questo gruppo di intellettuali è più sensibile degli ulama rispetto alle questioni etniche e si fa portatore e promotore di un etnonazionalismo forte e riconoscibile. Vogliono pizzicare l’orgoglio dei cittadini hazara, rivangando le grandi ingiustizie che, fino a qualche anno prima, erano stati ancora costretti a subire.

Non credono che ci possa essere la reale possibilità di costruire una nazione dove le due etnie abbiano modo di vivere in pace e dove i diritti degli Hazara siano rispettati.  Anche fra Hazara, proprio come negli altri gruppi etnici, la si può pensare diversamente e arrivare a combattersi.

Il building state afghano aveva interrotto improvvisamente la formazione di una società che potesse discutere e formarsi attraverso queste discussioni, che potesse evolversi e partecipare con forza ad eventi da cui, invece, era perennemente esclusa. Non si può sapere come si sarebbe svolta la vicenda storica dell’Afghanistan se, invece di prodigarsi per la loro esclusione e discriminazione sistematica, il governo afghano si fosse avvalso del contributo hazara, da sempre considerata come l’etnia più studiosa e abituata alle fatiche intellettuali.

È difficile dire come sarebbe potuta andare – di certo c’è che non si potrà mai sapere – perché questa possibilità agli Hazara è stata negata e continua ad essere tolta ancora oggi. L’esperienza della Shura non fu lunga, anzi: nel 1984 il proto-stato collassa su sé stesso nell’impossibilità di tenere insieme le diverse componenti, ma soprattutto per la mancanza di reali appoggi esterni. Se il tentativo era stato inizialmente foraggiato da Iran e Pakistan, i due paesi avevano successivamente scelto di finanziare altre frange di Mujahideen, sciiti o sunniti, che avevano un programma di islamizzazione più radicale.

Durante la seconda metà degli anni Ottanta il sogno dell’esperienza politica e religiosa della Shura si scontra con la dura realtà che stava attraversando l’Hazaristan: caduto il proto-stato e crollate le reti di controllo, la regione è attraversata da una sanguinosa guerra civile e le milizie dei Mujahideen si scontrano apertamente provocando migliaia di morti.

L’élite “politica” comincia a perdere consenso e non riesce a mantenere l’ordine, viene quindi sostituita da una nuova classe emergente di ispirazione militare legata a stretto filo col conflitto. Quando l’URSS annuncia il ritiro delle sue truppe nel 1989, è chiaro ai Mujahideen hazara, come del resto a tutte le milizie islamiste di altre etnie, che il governo di Najibullah (1947 – 1996) non sarebbe durato a lungo, soprattutto senza i finanziamenti sovietici.

Il 28 aprile del 1992 i Mujahideen conquistano Kaboul e fin dai primi giorni si capisce che le varie milizie avrebbero difficilmente messo da parte le armi per ricostruire il paese. I Mujahideen hazara si organizzano e si riuniscono in un partito unico ed inclusivo: Wahdat-e Islami. L’esperienza della Shura e dell’autonomia hanno creato un forte sentimento negli Hazara, che non sono disposti a tornare all’epoca della discriminazione di Stato.

Dopo essersi conquistati la possibilità di incidere nei processi nazionali in tanti capiscono che l’unico modo di non essere nuovamente posti al margine della società che sarebbe nata è proprio quello di partecipare ed essere rappresentati come tutte le altre etnie negli organi politici nazionali. Ora gli Hazara hanno un leader forte, Abdul Ali Mazari (1946 – 1995) e una rivendicazione politica altrettanto energica, il federalismo, considerato l’unico assetto politico in grado di donare pace ad un territorio che è impossibile da centralizzare.

Sembra l’inizio di una stagione nuova, ma è solo un’illusione. La guerra civile comincia ben presto a divorare ogni speranza di pacificazione nazionale e nel 1994 compaiono sulla scena i Talebani del Mullah Omar (1960 – 2013). Sarà l’inizio di un’era di oscurantismo e repressione per tutti gli afghani, ma soprattutto per gli Hazara: dopo quasi vent’anni di autonomia, ricominciava la lotta per la sopravvivenza.

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