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02/12/2021

Contro il catcalling o chi non ci sa fare?

Nello scorso articolo abbiamo parlato delle situazioni in cui il catcalling va giustamente punito e indagato le ragioni storiche per le quali questo fenomeno possa essere nato. Atteggiamenti deviati come fischiare, suonare o fare commenti sessuali ripetutamente ad una persona che cammina davanti a noi, magari mentre ci dirigiamo fisicamente verso di lei, sono gesti intimidatori per i quali è giusto si risponda alle autorità.

Non è un caso che la legge francese parli di harassement, dal verbo francese harasser “vessare”, “sfinire”. Una vessazione che forse ha qualche legame con la parola “razziare”, che potrebbe derivare dall’arabo rhaziat, sostantivo utilizzato per designare “la spedizione guerriera dei musulmani contro gli infedeli”. L’arabo ghazia (forma corretta di rhaziat, da ghaz! “eroe, capo di spedizione”) è un termine indicato dagli Europei per designare “una invasione di gente armata in un territorio straniero o nemico per depredare armenti, grani, ecc”.

Il problema non colpisce soltanto gli “sfigati” (o come verrebbero definiti da Ross Jeffries, gli AFCaverage frustrated chump), ma anche la comunità internazionale dei seduttori – alcuni dei quali, come il noto caso dello Svizzero Julien Blanc, sono stati accusati di bullismo, violenza verbale e aperta violazione della privacy, tanto da essere stati persino espulsi o banditi da alcuni Stati.

Ross Jeffries

Eppure, proprio tra questi “artisti della seduzione” c’è chi sembra aver avuto grande successo proprio attuando, quanto meno parzialmente, quell’oltraggio sessista condannato dalla legge francese – molti dei filmati cosiddetti infield (“sul campo”) li vedevano all’opera proprio mentre fermavano ragazze per strada o in discoteca, a volte insultandole anche pesantamente. Questi video erano disponibili su youtube fino al 2019 e sono stati eliminati dallo staff di Google – proprietario di Youtube dal 2006 – proprio per via della bufera mediatica scatenatasi contro la comunità internazionale dei seduttori.

I maestri del settore spiegano da decenni il segreto per aggirare la neonata legge francese ed evitare di essere percepiti come creepy, “viscidi”.

Se vedo una persona e dico: “che…bella…gonnellina…” – la frase, seppur non contiene alcuna ripetizione, potrebbe avere un contenuto sessuale, in quanto faccio riferimento alla bellezza di un indumento che esprime sessualità, e magari potrebbe violare la sensibilità di alcuni soggetti, oltre che la legge in questione: è un movimento di spinta (push), una dimostrazione di interesse.

Se pronuncio, però, questa frase allontanandomi simultaneamente dalla persona apprezzata, come fanno gli esperti del settore, implemento un movimento di trazione (pull), in cui mostro disinteresse.

In questo modo, creo un contesto di “confutabilità plausibile”, che non solo mi consente di tenere le mie carte in mano senza scoprirle e lasciare l’altra persona col dubbio – e magari in cerca di conferme – se sono interessato o no (cosa che secondo alcuni ha proprio l’effetto di destare più interesse nella persona corteggiata rispetto ad un approccio diretto); ma mi consente anche di salvarmi da una possibile accusa di reato.

In foto, il seduttore svizzero Julien Blanc

Perché sì, è vero, il commento sessista può esserci stato, ma magari era rivolto a un’ipotetica persona con la quale stavo parlando al telefono con l’auricolare rosa che penzolava da un orecchio o verso la quale mi dirigevo.

L’elemento di spinta contiene, cioè, un elemento antitetico di trazione che consente di bilanciare, di calibrare l’interazione in maniera più naturale, non invadente, non offensiva, non fastidiosa, e secondo alcuni più curiosa.

Questa commistione di elementi contrapposti, questo yin e yang dialogicoinvia alla mente della persona corteggiata segnali contraddittori e concomitanti di interesse e disinteresse, cosa che – se fatta ad arte – può tendere a generare emozioni contrastanti, confusione, simpatia, antipatia, interesse, disinteresse e volontà di comprendere se c’è un interesse reale, magari semplicemente per trovare conferme di sé nell’altro.

La nota rappresentazione grafica dei concetti di yin e yang (bianco e nero)

Questa è una delle tecniche base degli esperti della seduzione, meglio conosciuta in inglese col nome di teasing, o push-pull, e più facilmente descrivibile come una “presa in giro”, una “provocazione” – dove può essere presente una cornice sessuale. E i professionisti del settore giocano continuamente utilizzando sequenze di commenti e comportamenti a sfondo apertamente o occultamente sessuale bilanciati da elementi di rilascio. Il concetto può facilmente essere compreso con l’immagine di una spogliarellista che afferra la cravatta di uno spettatore, la tira la verso di lei riducendo la distanza fisica – e mostrando quindi un apparente interesse – per poi spingere indietro col piede o con le mani la persona provocata – indicando qui disinteresse.

Prendiamo, per esempio, la scena di una persona che mette una mano sulla spalla dell’altra e, guardando l’orizzonte come se niente fosse, dice: “guarda, non verrei mai a letto con te, toglitelo dalla testa!”.

Anche qui c’è tecnicamente un commento con connotazione sessuale, seppur in negativo – perché di fatto con questa frase il seduttore “si squalifica come potenziale interessato”. Questo commento, però, è compensato (o “calibrato”) allo stesso tempo dal contatto fisico, che seguendo la logica della legge francese è di gran lunga più grave rispetto a un semplice commento sessuale, in quanto esprime l’interesse fisico in maniera immediata, con stimoli elettrici.

Un esempio della tecnica di teasing attuato da Jessica Rabbit, una delle protagoniste del noto film-cartone animato “chi ha incastrato Roger Rabbit” (1988). Dopo aver provocato l’ispettore mostrando interesse nei suoi confronti (sulla sinistra) – con un movimento di “spinta” o push, Jessica Rabbit lo spinge all’indietro dopo avergli poggiato il cappello sul viso (sulla destra) – con un movimento contrario di “trazione” o pull.

Magari l’altra persona amerò quel gesto, quell’ambiguità, quell’intrigo, quel mistero, quel contraddittorio, quello spirito umoristico e non sentirà alcuna ragione di denunciare il gesto, perché avvertito come non minaccioso, piacevole, giocoso – il mondo anglosassone, infatti, descrive le pratiche di seduzione col termine game, “gioco”.

O magari lo disprezzerà, e in quel caso è giusto che la persona che corteggia colga il fastidio e smetta subito, perché molestare significa proprio ripetere il gesto che ha dato fastidio nonostante abbia provocato un’evidente manifestazione di insofferenza.

O magari lo odierà, ma non lo disprezzerà. E qui c’è una grande differenza. Che cos’è l’odio, infatti, se non l’altra faccia dell’amore? Una delle metodologie principali degli esperti del settore consiste proprio nel provocare odio e nel farlo diventare amore – e spesso ci riescono facilmente semplicemente facendo finta di non cogliere l’odio e restando amorevoli. E questo sembrava averlo capito anche Dante, quando diceva che amor che nullo amato amar perdona, ossia – parafrasando – “l’amore, che non permette a nessuna persona amata di non ricambiare”.

Il contrario dell’amore, infatti, come insegnano psicologi e maestri della seduzione, non è l’odio, ma l’indifferenzaCon l’indifferenza, infatti, non può esserci alcun corteggiamento.

E quindi? Cosa fare? Bisogna smetterla di cercare potenziali partner? E come bisogna farlo?

La scelta più saggia sembra quella di sperimentare e seguire il buon senso, magari oltrepassando il limite, ma allo stesso tempo bilanciando il movimento di spinta con un movimento antitetico di trazione; vagliare le risposte che si hanno a certi commenti o comportamenti più o meno apertamente sessuali, e rispondere nella maniera adeguata o – come direbbero gli esperti del settore – “calibrata”, continuando e intensificando se le risposte sono positive (utilizzando la cosiddetta “scala di intensificazione”, escalation ladder); oppure rilasciando, se le risposte sono negative. Questo, però, si può apprendere solo a posteriori, con l’esperienza.

Perché il punto, infatti, non è necessariamente quello di essere diretto o indiretto quando ci si approccia ad un’altra persona, ma saper cogliere i segnali, le risposte e le reazioni mantenendo il rispetto dell’altro.

Appare evidente che nessuno denuncerebbe qualcuno se il corteggiamento avvenisse in maniera piacevole da parte di un soggetto considerato attraente. Magari non si vuole denunciare l’atto in sé, ma il soggetto che lo compie. E non solo perché non è attraente e si comporta da sfigato (cose che di solito vanno di pari passo), ma anche perché si fa pesante, importuno e insistente. O magari si vuole denunciare proprio l’atto, perché non è affatto divertente, è fastidioso e intimidatorio. Di certo sembra più improbabile che Brad Pitt possa essere denunciato dopo aver fatto un commento al limite o fischiettato a una ragazza per strada in maniera scherzosa e tutt’altro che minacciosa, magari mentre si allontana.

Se poi ovviamente la presunta vittima del gesto mi accusa di reato alla prima manifestazione di interesse – magari perché mi avvicino e dico: “Ciao… Ti ho visto/vista fare quello che facevi e pensare quello che pensavi, e ti ho trovato molto carino/carina… Dovevo dirtelo, perché so che se non lo avessi fatto mi sarei preso a pedate per qualche giorno” – in quel caso c’è un altro problema che i giudici dovranno sicuramente prendere in considerazione: il fatto che magari chi mi accusa del reato, più che essere fattualmente offeso dal mio gesto, evidentemente non minaccioso, è offeso dal fatto stesso che io abbia creduto di poterci provare, forse perché mi considera in qualche modo inferiore o indegno anche solo di aver pensato di poter tentare.

Certamente ci auguriamo che questa legge non venga utilizzata per legittimare atteggiamenti classisti da parte di soggetti che, sentendosi parte di una classe privilegiata, si pongono come vittime semplicemente per rimarcare e attuare socialmente e legalmente il loro distacco dal resto della popolazione giudicata inferiore rispetto a loro.

In qualche modo il corteggiamento dovrà pur avvenire, altrimenti ne andrebbe della sopravvivenza della specie umana. Semplicemente bisogna imparare a farlo, cogliendo e interpretando adeguatamente le reazioni al nostro approccio.

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